Il peccato mortale del Genoa: l’assenza di un attaccante da Serie A

Il peccato mortale del Genoa: l’assenza di un attaccante da Serie A

Altro che mezzogiorno di fuoco. Al Ferraris è stato un mezzogiorno terribile per il Genoa, caduto 4-1 con la Lazio. Partenza tutto sommato buona dei rossoblu, che stazionano con continuità negli ultimi trenta metri contenendo con ordine le ripartenze biancocelesti. Poi al trentunesimo Portanova si fa cogliere di sorpresa a centrocampo e la difesa sbanda clamorosamente, concedendo a Marusic la palla dello 0-1.

Il gol taglia le gambe al Grifone, che prova a leccarsi le ferite e a ripartire. Strakosha, che fino a quel momento si era fatto trovare pronto sulla pericolosa frustata di Amiri, vive il finale di frazione da spettatore. Ed è proprio sul finire di tempo che la sua squadra raddoppia con un bel destro di Immobile.

Un raddoppio che di fatto sancisce la fine della partita, con un rammarico bruciante per non aver provato a invertire la rotta con cambi immediati. Nella ripresa una Lazio avanti anni luce ringrazia per le grossolane imprecisioni del Genoa e va sul 3-0 ancora con Immobile, dopo aver sfiorato la rete con Anderson.

Per il Genoa, al nuovo entrato Ekuban, si aggiungono anche Criscito e Yeboah. L’autorete di Patric addolcisce la pillola, ma il Grifone è ormai in balia dei biancocelesti che arrotondano con Immobile a quindici minuti dalla fine.

Il finale di gara è un’agonia per il Genoa, non per i tifosi che sugli spalti che continuano a dare spettacolo senza interruzione alcuna. La prestazione, però, non è all’altezza del pubblico. E la seconda sconfitta consecutiva dopo quella con il Verona di lunedì scorso certifica il momento critico.

Il doppio passo falso che evidenzia ulteriormente i problemi strutturali e tecnici della squadra. Manca una punta da Serie A. Non necessariamente una punta importante, ma una punta normale. Aver affidato quel ruolo al caso non ha dato frutti.

E oggi che il Genoa, paradossalmente, è ancora in corsa per la salvezza, la mancanza del bomber brucia ancora di più. La speranza è che l’effetto Blessin non sia già finito. E che la squadra non abbia perso definitivamente quel pizzico di follia per credere nella salvezza.

Di certo l’autostima del gruppo rischia di essere minata. Quando si macina gioco e non si conclude nulla c’è la possibilità di non crederci più. La classifica, però, dice che c’è ancora margine. La testa, forse, non più. 

Pubblicato da Jacopo D'Antuono

Professionista dell'informazione e della comunicazione online. Ha collaborato con IlGiornale.it e Blasting News Italia; attualmente scrive per IlSussidiario.net e cura il sito lavocerossoblu.com. Consulente e docente di Digital Marketing.