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Ombre fasciste e colpi di pistole sullo scudetto rubato al Genoa: per il ‘Guardian’ è il più grande scandalo della storia del calcio

A quasi un secolo di distanza ancora scintille tra Genoa e Bologna per quello scudetto scucito con la forza dal petto del Grifone.

7 giugno 1925, stadio di Milano: ingresso in campo per la partita Genoa-Bologna

Uno scudetto maledetto, strappato dalla maglia del Genoa a colpi di pistole. Nel 1925 il Grifone perdeva lo spareggio decisivo contro il Bologna, dopo averlo disputato cinque volte. Un ko maturato in una località segreta in provincia di Milano, che ha poi spinto i felsinei verso il trionfo contro la malcapitata Alba Roma.

Per il Guardian è il più grande scandalo calcistico di sempre

La partita tra Genoa Bologna ha fatto gridare allo scandalo persino il Guardian, che descrive il Grifone come vittima della più grande ingiustizia del calcio mondiale. Su quello che a tutti gli effetti era un vero e proprio spareggio per lo scudetto pendono le ombre fasciste di Leandro Arpinati, braccio destro di Mussolini, in cima ai vertici del calcio e dello sport italiano. Tifosissimo del Bologna diede il via ai lavori dell’attuale Renato Dall’Ara, poi ristrutturato in occasione di Italia 90.

La bella maledetta

Dopo un botta e risposta tra la sfida di andata e ritorno, terminate entrambe 2-1, Genoa e Bologna sono costrette alla bella. Il Grifone che era considerato grande favorito per il passaggio del turno aveva evidentemente preso sotto gamba l’impegno casalingo e in seguito alla sconfitta fu costretto a disputare un ulteriore spareggio avvolto ancora oggi, a quasi un secolo di distanza, dalle polemiche.

Il calcio rappresenta già il massimo divertimento per i tifosi, la finale tra Genoa e Bologna passa alla storia anche per l’affluenza record del pubblico. Si gioca ai limiti della praticabilità, con i supporters ad un passo dal terreno di gioco. Le forze dell’ordine provano a contenere la folla, il Genoa intanto conduce due a zero fino a quando De Prà non concede un angolo sul tiro di Muzzioli. Un angolo che non verrà mai battuto; i tifosi fanno invasione di campo e l’arbitro è costretto a sospendere la partita per tredici minuti. Il direttore di gara, Mauro, concede il gol al Bologna ma spiega al capitano del Genoa, De Vecchi, che la partita è ormai decisa e che proseguirà solo per evitare ritorsioni. Si spiega così la feroce protesta genoana sul due a due di Pozzi, con un fallo ignorato sul portiere De Prà. La Federcalcio ritiene di avere tutti gli elementi per stabilire un pareggio tra Genoa e Bologna, imponendo un’altra finalissima.

Siamo quindi alla sfida numero quattro (2-2), quella passata alla storia per le pistole. Si gioca a Torino il 5 luglio, in un clima pieno di tensione alimentato dagli spari tra i tifosi genoani e bolognesi. Anche tra i giornali locali volano stracci, le accuse reciproche sono sempre più pesanti.

La quinta e ultima sfida, quella vinta dal Bologna, viene disputata in una location segreta, blindata da un lungo cordone di carabinieri. Sullo spareggio aleggia un clima surreale, il Genoa arriva scarico all’ennesimo dentro e fuori e questa volta perde definitivamente l’accesso alla finalissima.

Anche La Stampa si schierò dalla parte del Genoa

Di quello scudetto rubato al Genoa se ne parla ancora oggi, con testimonianze dell’epoca che confermano amaramente la tesi della Fondazione Genoa e di altri importanti quotidiani internazionali. La Stampa di Torino dell’epoca raccontava così una delle tante finali tra i grifoni e i felsinei: “(…) A nostro giudizio il goal al Bologna non poteva essere concesso. (…) allorquando Muzzioli per scavalcare Bellini spinse avanti a sé il pallone questo andò ad urtare nelle gambe degli spettatori che erano seduti proprio sul limitare del campo. Naturalmente il pallone non andò fuori di gioco – come avrebbe fatto se il campo fosse stato sgombro – e Muzzioli raccogliendo la palla, segnava”.

Senza dimenticare la versione di Giovanni De Prà, grande portiere della storia del Genoa e del calcio italiano: “Il campionato lo considerammo finito dopo la quarta partita, tutte le altre società ci dissero che riconoscevano noi campioni d’Italia. Ma l’8 agosto ci chiamò il federale di Genova dicendoci che il giorno dopo avremmo dovuto partire per una destinazione ignota. Eravamo tutti ai bagni mentre il Bologna si allenava. Sapevano che quella partita si sarebbe disputata e anche il campo dove si sarebbe giocato. Noi, poveri facchini del porto di Genova, campioni d’Italia in carica, siamo stati invece trattati come un pacco postale. E a bordo campo c’erano qualche carabiniere e tante camicie nere… Questa è la pura verità, sono un uomo di parola”.

 

 

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Forza Genoa!

Pubblicato da Jacopo D'Antuono

Professionista nel campo dell'informazione e della comunicazione. Ha collaborato con IlGiornale.it e Blasting News Italia. Attualmente scrive per IlSussidiario.net e cura il sito lavocerossoblu.com. E' co-fondatore di Very Social, brand di servizi specializzato in Social Media Marketing.